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Sir Francis Chichester
     
         
 
         
 
 

Sir Francis Chichester (17 settembre 1901 – 26 agosto 1972), aviatore e uomo di mare, ha meritato il titolo di baronetto navigando intorno al mondo in solitaria per la prima volta nella storia, battendo anche il record di velocità, fissandolo a 9 mesi e un giorno. Il tutto alla tenera età di 65 anni.

Nato a Barnstaple, nel Devon, figlio miope di un freddo pastore Anglicano, il piccolo Francis vive una giovinezza triste e misera. All’età di 6 anni viene spedito in collegio, dal quale non esce fino ad arrivare all’Università – il Marlborough College, che frequentò durante la Prima Guerra Mondiale. A 18 anni emigra in Nuova Zelanda, dove nello spazio di 10 anni crea una prospera azienda nel settore minerario, del legno e delle costruzioni. Purtroppo la Grande Depressione gli porterà grosse perdite.

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Chichester: il cielo e il mare

Un giovane Francis ritorna in Inghilterra nel 1929 con il brevetto di pilota in tasca. Oltre a visitare la famiglia deve ritirare un aereo de Havilland, modello Gipsy Moth, con cui prevede di volare indietro fino alla Nuova Zelanda. Con questo velivolo intende battere il record di trasvolata in solitaria dall’Inghilterra all’Australia, che appartiene a Bert Hinkler. Purtroppo il record gli sfugge a causa di problemi meccanici, ma compie l’impresa in 41 giorni. Dal momento che l’aereo non ha autonomia sufficiente ad attraversare il Mar di Tasmania, decide di montare dei serbatoi supplementari riuscendo così a completare la prima trasvolata dello stesso mare e ad essere il primo pilota ad atterrare sulle isole di Lord Howe e Norfolk. Qui non fila tutto liscio, l’aereo è danneggiato e deve ripararlo con le sue mani e l’aiuto dei pochi isolani. Durante la trasvolata applica innovativamente metodi marinari alla navigazione aerea, ad esempio seguendo la rotta magnetica senza correzioni poi, raggiunta la distanza stimata, vira controvento per trovare il punto d’arrivo. In questo modo riesce a trovare anche piccole isole nel grande Oceano Pacifico. Per il viaggio Inghilterra - Nuova Zelanda, riceve il primo Trofeo in memoria di Amy Johnson.

A questo punto Chichester decide di circumnavigare il mondo in solitaria. Prende a prestito un paio di galleggianti dalle Forze Aeree neozelandesi e arriva in Giappone senza incidenti. Poi però, partendo dal porto di Katsuura Wakayama, non riesce a evitare dei cavi, precipita e si ferisce seriamente.

Durante la Seconda Guerra Mondiale serve le forze armate di Sua Maestà come esperto di navigazione. Scrive un manuale di navigazione aerea che aiuta i piloti d’aerei monoposto a trovare la rotta sopra l’Europa e poi la via di casa, basata su delle tabelle, ancora in uso oggigiorno, che si possono usare facilmente tenendole sulle ginocchia. Alla fine della guerra decide di restare in Gran Bretagna e acquista 15.000 mappe che crescevano allo Stato Maggiore Aereo. Prima le usa per creare delle strane opere d’arte e puzzle, poi invece ne crea una redditizia ditta per la produzione di mappe e strumenti di geodesia.

Nel 1958 a Chichester viene diagnosticato un cancro ai polmoni maligno, anche se forse si trattava di una diagnosi errata, come sostiene il dott. David Lewis, che descrive Ia sua malattia come ‘ascessi polmonari’. In ogni caso Sheila, la sua futura moglie, lo mette a stecchino con una dieta vegetariana e in certi sensi macrobiotica, e il cancro recede.

Nel frattempo i suoi interessi si trasferiscono al mare. Organizza la prima regata transatlantica in solitario nel 1960, e la vince a bordo del Gipsy Moth III. Alla seconda edizione del 1964 arriva secondo. Come i suoi aerei, anche tutte le sue barche si chiameranno Gipsy Moth, che letteralmente significa ‘falena zingara’.

Ma la vera avventura di Chichester arriva grazie al Gipsy Moth IV, una barca che è entrata nella storia. Parte il 27 agosto 1966 da Plymouth e vi ritorna dopo 226 giorni, il 28 maggio 1967, dopo aver compiuto il giro del mondo fermandosi unicamente a Sydney, in Australia, primo uomo ad aver circumnavigato il globo doppiando tutti i grandi capi, Horn, Buona Speranza e Leeuwin, e contro i venti dominanti nelle alte latitudini. Lo stesso fece Joshua Slocum a cavallo del secolo, a onor del vero, pur senza doppiare Capo Horn e passando a nord dell’Australia, impiegando oltre 3 anni. L’impresa gli merita il titolo di ‘Sir’ e torna a dare alla marineria da diporto inglese un lustro che stava perdendo a favore dei francesi. Per la cerimonia la Regina Elisabetta II usa la spada usata dalla sua illustre omonima diversi secoli prima per nominare cavaliere un altro Francis, il famoso Drake, primo inglese a circumnavigare il globo. Chichester si merita anche un francobollo da uno scellino del 1967, che lo ritrae a bordo della Sua Gypsy Moth IV, raro onore tra i vivi e non di sangue reale.

Nel 1970 Chichester tenta di navigare 4000 miglia in 20 giorni, ma fallisce l’obiettivo di un giorno. In ogni caso riesce a percorrere 1000 miglia in 5 giorni, nel Mar dei Caraibi, dimostrando così che è possibile navigare oltre la soglia delle 200 miglia al giorno, ancor oggi un traguardo di tutto rispetto per le barche da crociera.

Muore di cancro ai polmoni come previsto, solo dopo molti anni di distanza dalla diagnosi, a Plymouth, il 26 agosto 1972.

Vale la pena ricordare le sue abitudini molto marinaresche e almeno una sua frase, pronunciata mentre carica casse di gin a bordo: ‘Ogni sciocco potrebbe fare il giro del mondo a vela, ma ci vuole un marinaio con gli attributi per riuscire a farlo da sbronzi’

Ma la storia del Gypsy Moth IV non è finita. Viene donato alla città di Londra che inizialmente la sistema a Greenwich, sul lungofiume presso la Cutty Sark. Purtroppo la barca viene lasciata in stato di abbandono, fatto tanto più grave se si pensa che Sir Francis non si era esattamente preoccupato di prepararla o togliervi molti effetti personali. Chi vi scrive ha la fortuna di incrociare il guardiano addetto alla manutenzione, e quindi visitarla. L’emozione al vedere le sue cerate, i libri, molti effetti personali e anche alcune bottiglie di champagne è molto forte, almeno pari alla frustrazione di vedere questo gioiello in tale stato di abbandono, con i verricelli arrugginiti e tutte le scotte pillate come capita. Tale sentimento viene però condiviso da altri e finalmente la barca viene restaurata a fondo e parte nel 2005 per un giro del Mondo organizzato per scopi benefici ed educazionali. Caso vuole che la barca finisca sul corallo di un atollo del Pacifico ma la rude carena di acciaio resiste, la barca viene restaurata e completa la sua circumnavigazione. La Gypsy Moth IV torna a Plymouth e approda, accompagnata da una immensa scia di barche al seguito, al West Hoe Pier il 28 maggio del 2007, esattamente 40 anni dopo la sua prima circumnavigazione. Come direbbe Joseph Conrad, ‘Le navi sono a posto, il problema sono gli uomini…

 
         
 
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